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Tuesday, March 22, 2011

Finalmente le Dolomiti

Finalmente nel ponte del 17 marzo sono riuscito a conoscere una delle poche regioni d’Italia che non ero mai stato, il Trentino Alto Adige. E certamente dovevo visitare una delle più caratteristiche zone di montagna italiana: le Dolomiti.

Decido di iscrivermi in un’escursione con Trekking Italia, la gita sarebbe fare camminate con le racchette di neve (ciaspolata) nel parco naturale Fanes-Senes-Braies.






 Il parco si trova non molto lontano da Bolzano. Il viaggio in treno da Roma non è molto confortevole, alla fine non riesco a trovare un posto in cuccetta e passo la notte senza dormire decentemente.
Cambio di treno a Bologna, Bolzano e Fortezza, prima di arrivare alle 10:30 a Brunico, città dove dovevo trovare il gruppo per prendere il trasporto fino a San Vigilio di Marebbe nel rifugio Pederu.
Arriviamo al rifugio verso le 13:30, già vestendo le ciaspole per fare una salita di 3 ore fino al rifugio di Fanes, la nostra base per i prossimi giorni.
La notte senza dormire fa effetto e soffro a salire. Il tempo è abbastanza brutto e alla fine arriviamo al rifugio Fanes, circondato di alcune montagne, un ambiente veramente bello.
La cena è molto presto, alle 19, ma nessuno si lamenta, alla fine dopo la camminata, senza un pranzo decente…
Il giorno seguente è un po’ strano, parti di cielo blu e nuvole vengono e vanno molto velocemente. Camminiamo senza problemi con le racchette. Mi sento molto meglio del giorno prima.






Arriviamo fino a un punto, dove sarebbe difficile continuare, visto che non c’erano tracce nella neve e cosi sarebbe complicato camminare con la neve morbida, anche con le racchette.
Torniamo in dietro e facciamo un altro sentiero, in alto, arrivando a un posto magnifico. Rientriamo dopo circa 6 ore di camminata. Il pomeriggio è di riposo e andiamo a dormire presto, anche perché non c’è molto da fare in un rifugio a 2060 mt in mezzo al nulla 
Sabato, che dovrebbe essere un giorno con un tempo migliore, è al contrario, molto nuvoloso. Partiamo presto e prendiamo la neve ancora ghiacciata e dura, meglio per camminare. Seguiamo le tracce di sci di fondo, salendo sempre fino ad arrivare a una specie di altipiano, con paesaggi bellissimi, anche se il cielo si tornava ad ogni momento di un colore grigio scuro da spaventare un po’.
Cerchiamo di arrivare a una cima, ma la neve non permetteva, e un po’ prima di arrivare al rifugio inizia a nevicare, indicando che la provvidenza ci aveva lasciato partire nel momento giusto. Alla fine sono 6 ore di camminata.






La notte prometteva una domenica di tempo bello e così è successo. Decidiamo partire con il gatto di neve per scendere al rifugio Pederu e fare una camminata in quella zona, così dopo eravamo già nel posto dove il trasporto ci porterebbe alla stazione di treno di Brunico.
Il tempo era incredibilmente bello, con un cielo blu spettacolare. Iniziamo a camminare con una salita fortissima fino al rifugio Fodard, un posto veramente meraviglioso. Dopo visitiamo il rifugio Senes, non meno bello che l’altro. Torniamo al Pederu dopo circa 4 ore di ciaspolata.
Purtroppo il ponte era finito, prendo il treno da Brunico a Bologna e poi a Roma, arrivando alle 23:30 a casa, stanco, ma molto contento per aver conosciuto posti molto speciali.



Sunday, October 10, 2010

Camminata Monti Lepini

Dopo vari mesi senza fare una camminata in Italia questo sabato sono uscito con mia amica Elena e suo nipote per una piccola escursione sui monti Lepini.

La meta era il Monte Capreo, ma la nebbia ci ha impedito di arrivare sulla cima.
In ogni caso è stata una gita carina, che ha servito per staccare un po’ della grande città.
Il sentiero inizia vicino a Colleferro, presso un paesino chiamato Carpineto Romano, a circa 70 km da Roma.
Seguono alcune foto del percorso.

 

 

 

Tuesday, February 2, 2010

Mais Serra do Caraça

No primeiro dia de 2010 estava prevista a caminhada a Campo de Fora, que seria de aproximadamente 14 kms, ida e volta.
A julgar pela chuva que tinha caído na véspera as perspectivas não eram boas, mas incrivelmente o dia amanheceu somente nublado.
Começamos a caminhada e fui relembrando a paisagem inalterada de dez anos passados.


     Cupinzeiro



A trilha iniciou tranqüila, mas depois entramos em mata cerrada, com muita água e trechos de lama. O desnível não era tão grande, mas também não era um caminho plano.
Conversei com João Julio, e foi legal relembrar a trilha feita no passado, ele me indicou os diversos picos da região, muito bonitos de longe, mas que pela falta de tempo não conseguiria fazer.
Em um ponto saímos da mata fechada para dar em um pequeno descampado, com a visão do campo e montanhas ao fundo. E nesse local a vegetação era já diferente: cerrado, característica pelos arbustos e plantas de pequena altura.




Paramos para esperar o grupo que caminhava mais lentamente e aproveitamos para comer. Nisso nuvens carregadas chegaram rápidas e tivemos que tirar as capas de chuva... Durou apenas um minuto!
Continuamos a caminhada, pois faltava ainda uma hora para chegar à cachoeira, o destino final do dia.
O resto da trilha era aberto e curtimos a paisagem e a variedade de plantas do cerrado. Enfim chegamos.
Para descer e poder tomar um bom banho tinha um local meio exposto, mas para minha surpresa desci sem muitos problemas. Chegamos num pequeno platô, que na verdade era a primeira parte da cachoeira que depois continuava sua queda por mais uns 50 metros. Nisso olhando para baixo, João Julio me indicou o ponto onde quase caí dez anos antes.



A água estava fria, mas a vontade de fazer uma hidromassagem foi maior e em minha opinião não tem coisa mais relaxante que ficar debaixo de uma queda d’água.
A volta foi tranqüila, mas a maioria acabou chegando bem cansada. Eu me sentia muito bem, obviamente também com um pouco de fadiga.
À noite fomos jantar num pequeno vilarejo muito interessante chamado Brumal, com casas e igreja no estilo colonial português. Eu e mais um pessoal decidimos voltar a pé para a pousada: mais 3 kms de caminhada!
O dia seguinte amanheceu com um belíssimo sol.
Antes de partir visitamos o alambique que tinha ao lado da pousada. Não era muito grande, mas muito legal ver como é a produção da cachaça.



Alambique
Seguimos para o parque novamente para fazer a trilha da Cascatona. Mais da metade das pessoas decidiu não fazê-lo, pois eram mais outros 12 kms. No fim o grupo era mais compacto e caminhamos mais rapidamente. A trilha também estava bastante encharcada, mas a fizemos sem problemas, apesar de que quando saímos da mata fechada estava bastante calor.
Chegando a Cascatona o visual foi fantástico, a quantidade de água era enorme. Estávamos na parte de cima e tínhamos uma visão geral do vale maravilhosa.



Descemos até um pedaço da cachoeira, com trechos bastante íngremes na rocha. Nessa não foi possível tomar um banho, o volume de água era tão grande que seria muito complicado.
Vimos a cachoeira de baixo para cima e o único banho que tomei foi o borrifo que vinha da água que caía de uma altura de uns 70 metros. Além de estar circundado por um pequeno arco-íris.



Retornamos ao mosteiro bastante cedo, o que nos permitiu visitar a cascatinha também, pois seria a mais uma hora de caminhada fácil.
No meio do caminho deparamos com pegadas de Lobo-guará. Chegando lá deu para aproveitar bastante a cachoeira, a hidromassagem foi tão boa que quase perdi o fôlego pela força e temperatura fria da água.
Mas sai dali com uma sensação de leveza que não tenho como descrever.


     Pegada Lobo-Guará

Retornando ao mosteiro reencontramos o resto do pessoal e a luz do final de tarde era encantadora. Jantamos por ali mesmo e antes de retornar a pousada fiz uma fotos do calvário, que tinha um cenário muito especial com aquela luz.
Infelizmente não poderíamos ver os padres alimentando o Lobo-guará, pois seria mais tarde e assim não poderíamos sair do parque. Mas não tinha importância, o dia tinha sido fantástico.



E assim terminava a estada no Caraça, pois no dia seguinte pegaríamos a estrada de volta a São Paulo durante todo o dia.
Nos despedimos de Eduardo e Consuelo, os proprietários da pousada, um casal muito simpático e hospitaleiro, que nos deixaram tão a vontade que nem parecíamos clientes.
Foram 12 horas de viagem cansativa, mas estava muito contente por ter podido retornar num lugar tão especial.






Outras fotos da Serra do Caraça

Sunday, December 6, 2009

Monte Navegna - 06/12/2009

Dopo qualche settimana di riposo sono tornato oggi per una tranquilla e gradevole passeggiata in montagna.
La meta è stata il monte Navegna (1508 mt), regione Lazio, provincia Rieti.


Visualizza Monte Navegna in una mappa di dimensioni maggiori

L’itinerario, suggerito da mia amica Elena, c’era inizio ad Ascrea e durata di 2 ore per salire e un po’ di meno per scendere.
La giornata per me è iniziata un tanto contorta, visto che ho perso l’orario, pero siamo risusciti a iniziare verso le 10:20 del mattino.
Eravamo in tre, a parte Elena ed io, c’era Cristina, una sua amica di viaggi con Avventure nel Mondo.
Faceva abbastanza freddo in autostrada, il termometro segnava 2,5 gradi, poi, all’inizio del sentiero la temperatura era di circa 5.
Non c’erano particolari difficoltà e una bella vista del lago di Turano ci accompagnava.







Sempre in salita siamo arrivati in una fontana e dopo, un po’ per rendere meno noioso il sentiero Elena decide di tagliare una parte del cammino e siamo saliti da una parte non segnalata. Pero niente di complicato.
Alla fine siamo arrivati in vetta per un po’ dopo le 12:30 per il meritato pranzo. E la vista era molto bella, con la croce abituale. La vista del monte Velino innevato è sempre affascinante.
Alcuni cavalli e neve completavano il paesaggio nel campo della vetta.
Non siamo rimasti molto, il tempo per mangiare perché faceva molto freddo e così siamo scesi dopo una mezz’oretta per tornare a Roma.
Alla prossima!

Altre foto Monte Navegna

Monday, October 26, 2009

Escursione Monte Tarino

Cari amici lettori ;)

Torno a questo blog dopo una bella gita in quest’ultimo fine settimana.
Non è stato il trekking previsto per salire il Monte Velino, dovuto a un imprevisto di ultimo istante.
Comunque non sono rimasto a casa e mi sono ‘infiltrato’ in un gruppo che mi aveva indicato un’amica.
Partiamo da Roma verso 8:30 in direzione ad Anagni (FR) e dopo proseguiamo a Filettino, comune di 551 abitanti che confina con l’Abruzzo.



Il comune fa parte del Parco Naturale Regionale dell’Apenino – Monti Simbruini.
Il sentiero, però, iniziava a Campo Staffi (1769 m), una stazione da sci circa 13 km più avanti.
La giornata era splendida, la temperatura in torno ai 10 gradi. Dall’inizio già si poteva ammirare la nostra metta: il Monte Tarino (1961 m).



Il  sentiero si svolge tranquillamente, prima scendiamo un bel po’ (circa 230 m) per dopo risalire, passando in mezzo a un bel bosco.
La salita è un po’ ripida, il terreno è pieno di foglie, alla fine siamo in autunno, l’unico problema è che queste foglie erano leggermente bagnate, fato che rendeva un po’ scivoloso il cammino.
Comunque non ci sono stati problemi e dopo il bosco, una piccola parte aperta e subito dopo un secondo pezzo di bosco, fino ad’arrivare sulla cresta.
Cresta bellissima, stretta, esposta da entrambi lati e con un ‘sali scendi’ di qualche centinaia di metri.



 Arrivando lì ci fermiamo per il pranzo meritato e godere la vista molto bella, che da un lato si poteva avvistare il Monte Velino con la città di Avezzano sotto e dalla parte opposta il mare Tirreno.
Mentre mangiavamo un invitato molto simpatico, si avvicina a noi: un bel pastore tedesco, abbastanza giovane.
Si nota subito che non è un cane da strada, aveva il pelo molto curato e molto ubbidiente.
Cerchiamo di dare qualcosa da mangiare a lui, qualcuno ha dato un po’ di mandarino, ma lui non sembrava molto interessato.
Io avevo un quarto di panino che mi era avanzato e glielo do, e il pane lui non ha rifiutato questa volta 
Poi abbiamo pensato, ma lui avrà sete anche, però non avevamo un contenitore e ho cominciato a pensare come fare e mi è venuta l’idea di fare una conchiglia con una mano e riempirla con la bottiglietta d’acqua dall’altra mano.







E ha funzionato benissimo, lui praticamente ha bevuto più di mezzo litro d’acqua nelle mie mani, una esperienza molto carina. Poi, aveva tanta sete che non voleva lasciarmi e mi ha leccato anche la borraccia che avevo.
Purtroppo dopo un po’ abbiamo capito che i suoi padroni non erano in montagna e che magari lui si era perso o era stato abbandonato.
E così abbiamo avuto nella cima questa gradevole e divertente compagnia. Iniziamo la discesa e il nostro amico ‘Canino’, ci segue. Non credevo personalmente che potrebbe essere una buona idea lasciarlo fare il cammino insieme, ma alla fine non c’era molto da fare.
Il ritorno è stato tranquillo, tranne una scivolata che ho avuto nel bosco con le foglie bagnate, niente di problema, alla fine il sedere è molto utile in queste situazioni 
Ritornando alla civiltà, circa le 17:30, troviamo delle persone del locale, ma nessuno sapeva di chi era esattamente il nostro amico. E così, dolore nel cuore abbiamo dovuto lasciarlo lì, con la speranza che nel giorno seguenti trovasse la sua strada. In pratica non potevamo fare altro, visto che nessuno poteva rimanere con lui e non si sapeva chi fosse il suo proprietario.
Una cosa è certa, ‘Canino’ mi ha fatto ricordare un vecchio amico (pastore tedesco anche), chiamato Bernie, che ha camminato con me nel Cammino di Santiago in due opportunità, 2000 e 2002, nella tappa di Castrojeriz a Boadilla del Camino.
Dedico questo post in sua memoria.

Altre foto Monte Tarino